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Dal Corriere del Giorno del 7 marzo 2009

 

CO N F E R E N Z A - L'ammiraglio Angelo Leccese al Circolo Ufficiali M.M. per la FIDAPA

La mano dalla chirurgia alla poesia

Articolo di JOSÉ MINERVINI

La mano è veramente il prolungamento degli occhi nel mondo che ci circonda”. Con questa affermazione di S. Kaplan, un maestro pioniere della chirurgia della mano, l’Ammiraglio Angelo Leccese, già primario chi-rurgo di Marispedal della nostra città, ha iniziato la sua interessante conferenza sul tema: “La chirurgia della mano, oggi”, tenuta nei giorni scorsi nella Sala Convegni del Circolo Uf-ficiali M.M. di Taranto. La conferenza è stata organizzata dalla FIDAPA di Taranto. La Presidente del sodalizio, la signora Giusy Ruggieri, nel presentare l’Ammiraglio Leccese al folto e qualificato pubblico, ha evidenziato, tra le numerose attività da lui svolte, quelle che lo hanno visto promotore e organizzatore di due congressi di chirurgia della mano di cui, quello del 1989, è stato il primo europeo.

Dopo i ringraziamenti, l’illustre relatore ha presentato al pubblico, con l’ausilio della proiezione di numerose diapositive, una serie di interventi che egli ha effettuato con successo durante la sua pluridecennale attività. Si è trattato di alcuni fra i casi più significativi che hanno consentito agli ascoltatori di comprendere la complessità della struttura della mano e delle sue funzioni.

Dalla relazione sono emersi ben chiari due concetti fondamentali che riguardano la “chirurgia della mano traumatizzata”. Il primo concetto è che la chirurgia della mano va affrontata, spesso in urgenza, in senso globale, il che configura uno specialista capace di essere al tempo stesso traumatologo,microchirurgo dei nervi, dei vasi e dei tendini, e chirurgo plastico. Il secondoconcetto è che la chirurgia della mano deve rendere comunque utile, ai fini di una presa sensibile e valida, la funzione di una mano anche se gravemente mutilata. E’ stato davvero straordinario ed emozionante constatare come siano stati felicemente risolti tanti drammi umani grazie alle operazioni chi-rurgiche effettuate dall’Ammiraglio Leccese con passione e rigorosa competenza, e come tanti lavoratori e tanti bambini, nati con malformazioni della mano, grazie alla chirurgia abbiano potuto avere una vita normale.

Giustamente entusiasta della sua professione di chirurgo della mano (attività svolta oggi anche dal figlio Giorgio), l’Ammiraglio Leccese ha concluso la sua dotta e chiara relazione con una lirica di Garcia Lorca: la “Casida de la mano imposibile”, troppo bella per non riportarla interamente.

 

Non voglio che una mano,

una mano ferita, se è possibile.

Non voglio che una mano,

pur con cento notti senza letto.

Sarebbe un pallido giglio di calce,

sarebbe una colomba

ammarata sul mio cuore,

sarebbe il guardiano

che nella notte del mio transito

negherebbe l’entrata alla luna.

Non voglio altro che questa mano

per i comuni olii e il lenzuolo

bianco dell’agonia.

Non voglio che questa mano

per tenere un’ala

della mia morte.

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